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d - L’individualizzazione e l’apprendimento e - Il cambiamento sociale ed individuale

d - L’individualizzazione e l’apprendimento


Appare possibile individuare l’essenza e la nascita dell’essere umano nel penoso scontro tra l’io e gli ostacoli a lui frapposti, nonché nelle conseguenze di questo confronto. In effetti, originariamente, l’intorno fisico e simbolico è percepito dall’essere come un ostacolo al proprio libero dispiegarsi. Ma come il seme si libererà dal peso della terra che lo ricopre differenziandosene e dando vita ad una pianta, così l’essere umano si differenzierà dal proprio intorno fisico e simbolico costituendo il futuro nucleo della propria personalità. In tal senso, l’uomo interagirà costantemente con il proprio intorno, esprimerà istinti e bisogni, elaborerà risposte, prenderà decisioni: in breve, consoliderà la propria alterità e si individualizzerà.

Sembra, inoltre, da ritenere che sia per l’appunto tale e necessario ripetersi delle interazioni dell’individuo con il proprio intorno ad innescare in lui il processo di apprendimento. Quest’ultimo, infatti, unitamente all’eredità biologica, permetterà alla natura cognitiva dell’essere umano di esprimersi, strutturando così il proprio sistema della personalità. Anche se, nonostante i numerosi tentativi fatti per una conoscenza e definizione analitica della personalità, si ritiene opportuno limitare le presenti considerazioni allo studio del connesso aspetto fenomenologico. La personalità, in effetti, potrebbe essere definita come un sistema ipercomplesso e gli attuali strumenti analitici difficilmente potrebbero essere di una qualche utilità nel suo esame.

Ritornando, quindi, al mondo dei fenomeni, si centrerà l’attenzione sull’apprendimento; al riguardo, l’apprendimento sembra innescarsi quando l’individuo si confronta a situazioni nuove per le quali, nel repertorio, non esistono ancora risposte. Il fenomeno dell’apprendimento ha come conseguenza il rinforzarsi della probabilità che associa una situazione più o meno nuova ad una risposta già sperimentata con successo. Allo stesso tempo, si produrrà un indebolimento delle probabilità che associano detta situazione ad altre risposte del repertorio differenti dalla sperimentata. Parallelamente, occorre rilevare che nell’uomo, come negli animali, opera anche il cosiddetto “apprendimento acquisito” o istinto, la cui principale finalità appare costituita dall’inserimento del soggetto nel mondo fisico. Inoltre, l’istintualità umana non concerne solamente la regolamentazione interna del corpo umano: la stessa gnosis (la natura cognitiva) e la praxis (le sequenze motorie), acquisite mediante processi volontari di apprendimento cosciente, si convertono frequentemente in automatismi simili agli istinti.

Parlando di personalità umana, appare dunque spontaneo interrogarsi sul peso rispettivo per l’individuo dei fattori genetici ed ambientali. Secondo alcuni socio-biologi (Wilson, Eysenck), il ruolo più importante spetterebbe alla determinazione genetica, in particolare per ciò che concerne l’intelligenza, il comportamento sociale e sessuale, i disordini mentali, etc. (15). Ma, per importanti che siano i fattori genetici, ad essi occorre aggiungere i fattori ambientali che completeranno la programmazione dell’individuo; specialmente attraverso l’importantissimo condizionamento che suppone per l’individuo l’apprendimento della lingua, con le derivanti rappresentazioni mentali. Senza, inoltre, dimenticare l’ambiente culturale, gli usi e costumi, le opinioni, l’immaginario collettivo, etc. . Tali condizionamenti sono essenziali per l’uomo, aiutandolo a posizionarsi dinnanzi alle infinite domande che la vita gli pone. In effetti, l’eredità culturale offre all’individuo tutta una serie di valori, di risposte, di criteri e di credenze, il cui utilizzo può essere temporaneo o duraturo.


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Personalità e identità (by Angelo Cacciola Donati)

Tönnies (16) suggerisce la coesistenza nell’uomo di disposizioni naturali e di apprendimento. E, mentre, le disposizione saranno trasmesse, interamente ed esclusivamente, dai procreatori attraverso un atto prettamente organico, l’apprendimento dipenderà in larga misura, in quanto attività essenzialmente mentale, dalla volontà dell’essere umano. In merito, risulta operativamente utile citare il lavoro di alcuni studiosi americani (17) che propongono una definizione di “basic personality structure”, designante, in un intorno sociale dato, il sistema delle attitudini e dei comportamenti nei quali si riassume lo status di ogni individuo. Tale personalità di base fornirebbe, così, il comune minimum vitale sul quale si baserà l’unità e la coerenza di una particolare cultura, conferendo ad ogni soggetto, parallelamente, la facoltà di distanziarsi dal tipo comune. In tal modo, le caratteristiche della personalità di base varieranno da un gruppo sociale all’altro, anche se, l’esistenza di una comune struttura, porrà in rilievo la sostanziale unitarietà dell’essere umano.

Si osservi, infine, come la personalità raggiunga la propria maturità nella società. In effetti, se inizialmente l’essere potrà esprimersi nella propria individualizzazione, in seguito avrà bisogno di integrarsi in un intorno costituito da altri individui, in quanto la sua stessa natura è, innanzitutto, quella di un essere sociale. Ogni persona restituisce alle altre la propria immagine come se si trattasse di uno specchio, dando così la possibilità di identificarsi ed, in tal modo, di riconoscersi come “essere-là” nella società. Anche se, le radici ultime di questa dipendenza dall’immagine sociale occorrerà cercarle, forse, nell’oscuro timore di un’esistenza priva di senso e, quindi, nella ricerca di una consistenza esterna, poiché, in definitiva, risulterà difficile trovarla interiormente. In tale direzione, si individuerà nello sviluppo dell’identità e del relativo riconoscimento sociale, un fenomeno di tipo integrativo, indispensabile per la formazione ed al consolidamento della personalità umana.


Il processo dell'azione
Il processo dell'azione umana (by Angelo Cacciola Donati)


e - Il cambiamento sociale ed individuale


Al giorno d'oggi, un’idea precostituita sembra alterare l’immaginario della gente, facendole credere che il mondo che conosciamo si perpetuerà indefinitamente. Risulta, così, difficile concepire una maniera di vivere realmente differente e, di conseguenza, una civiltà totalmente nuova. Infatti, normalmente si ritiene per scontato che niente muterà nel quadro economico e nelle strutture politiche conosciute. L'esame dell'origine di simili idee ci conduce indietro nel tempo, agli esordi dell’industrialismo, quando l’umanità ha ritenuto possibile interpretare il mondo usando schemi mentali semplici, basati sulla linearità dei fenomeni e sulla loro indipendenza, come se la natura fosse una macchina, in cui ogni parte si suppone indipendente dalle altre, pur formando parte di un progetto dove tutto è previsto e noto in partenza.

Una simile concezione del mondo era nata insieme alla fede, divenuta man mano sempre più incrollabile, nei successi della scienza, nella capacità degli esseri umani di comprendere tutti i fenomeni naturali e sociali, usando quegli stessi, semplici, strumenti mentali; mentre la inesplicabilità di un fenomeno veniva attribuita unicamente alle scarse conoscenze al riguardo o ad un'insufficiente sperimentazione. Da ciò derivava una visione ottimistica del progresso, inteso come sviluppo senza limiti, aldilà delle risorse naturali, e senza pericoli, in quanto totalmente prevedibile, una volta individuate le leggi che lo governano. In questo modo, qualsiasi trasformazione della natura a fini produttivi veniva considerata come ininfluente sull’equilibrio generale, favorendo così lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali. Mentre, i vari aspetti dell'ambiente naturale, lungi dall’essere indipendenti gli uni dagli altri, si sono dimostrati tanto interattivi tra loro da far sì che, un fenomeno apparentemente di scarso rilievo, possa tanto amplificarsi da determinare degli effetti anche in contesti molto lontani dalla sua origine.

Fortunatamente, inizia ad affermarsi un pensiero che, smentendo ogni legge deterministica, evidenzia come dei sistemi dinamici simili e con identica localizzazione, pur evolvendo nelle medesime condizioni, possano avere dei destini completamente diversi e imprevedibili. La realtà che osserviamo, in effetti, è quella di un mondo che cambia costantemente, dove l’uomo e le donne sono solidalmente implicati nella sua costante mutazione. In tale contesto, si palesano i limiti delle concezioni basate sul presunto equilibrio interno dei sistemi sociali ed economici, nella loro accezione quasi metafisica, incapaci di confrontarsi intrinseco disequilibrio dinamico della società umana.


 

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