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  c - Gli stati d’alienazione d - Il senso e le finalità dell’essere umano    

c - Gli stati d’alienazione

Nella società odierna, ogni discorso sembra ormai aver perso il proprio primordiale riferimento alla persona (“l’essente”) a cui si rivolge e la comunicazione che così si instaura non consiste più in uno scambio originale, ma semplicemente nel trasmettere e nel ripetere le stesse cose, coinvolgendo sempre più ascoltatori e dispiegandosi anche nella parola scritta.

In quest'ultimo caso, l’imperitura ripetizione, non si baserà più sul “sentito dire”, ma si nutrirà di letture puramente macchinali, senza riuscir più a distinguere tra la vera creazione, l’originale conquista e la mera ripetizione, convincendosi così di comprendere già tutto abbondantemente. Ha origine, così, un fenomeno che potremo nominare “chiacchiera” (Cfr. Heidegger).

Nonostante la propria impotenza originaria, la chiacchiera rappresenta l’agognata possibilità di tutto capire senza una preventiva, e spesso faticosa, appropriazione dell’oggetto. Inoltre, la chiacchiera rende immuni da ogni rischio di sconfitta insito nei tentativi d’appropriazione, difatti non solamente libera dall’obbligo dell’intendimento autentico, ma elabora una sorta di comprensione generalizzata alla quale niente sfugge e che può essere fatta propria da chiunque.

Ai nostri giorni, infatti, una certa “pubblica spiegazione” sembra quasi decidere delle possibili disposizioni d’animo degli individui, cioè del modo fondamentale secondo il quale ci si interessa del mondo. L’impersonale “si” prescrive il sentimento adeguato in ogni situazione, oltre a definire ciò che “si” vede e “come si” deve vedere. Ci si divertirà, ci si distrarrà, come ci “si” dovrà divertire; si leggerà, si vedrà, si daranno dei giudizi sulla letteratura e sull’arte, in base a come è opportuno vedere e giudicare; si troverà scandaloso ciò che “si” ritiene scandaloso. E questo “si” che, di per sé non rappresenta nessuno in particolare, ma presuntamente tutti, sovente riuscirà ad impedire alla realtà quotidiana di dispiegarsi di per se stessa.

Gli stati d’alienazione

Un altro importante fenomeno è individuato da una certa “curiosità”, emersa dal vuoto lasciato dall'essere umano. Una curiosità priva della volontà di capire ciò che guarda o, meglio detto, di stabilire un rapporto reale con ciò che vede, che desidera osservare solamente per il piacere di osservare e che cerca con avidità ciò che è nuovo, per poi prontamente balzare su ciò che è ancora più nuovo. Ed il cui principale affanno non è quello di scoprire o di conoscere per partecipare alla verità, quanto piuttosto quello inerente alle diverse possibilità di abbandonarsi in modo passivo al mondo. E’ per questa ragione che, una tale curiosità, crea negli uomini e nelle donne del nostro tempo un’intrinseca incapacità di fermarsi, oltre un certo tempo, accanto a qualsiasi cosa si presenti al loro cospetto. Infatti, diviene sempre più raro il piacere della dimora teorica e della riflessione, lasciando il dominio degli animi all’agitazione e all’eccitazione, provocate dal continuo ricambio e mutamento dei propri stati emozionali. La curiosità, in tal modo, fornisce una continua e misurata opportunità di distrazione, evitando con cura ogni rischio di sbalordimento che possa far scoprire una realtà spesso sconosciuta.

D'altro canto, non deve stupire la constatazione di come sia la chiacchiera a sorreggere le vie della curiosità, prescrivendole ciò che deve aver visto o letto; infatti, quella specie di “essere-ovunque-e-in-nessun-posto” proprio della curiosità è proprio affidato alla chiacchiera. Entrambi i fenomeni, poi, non si giustappongono semplicemente nella loro tendenza allo sradicamento, ma si generano e si rafforzano reciprocamente. La curiosità, alla quale niente è nascosto, e la chiacchiera, alla quale niente è sconosciuto, garantiscono all’essere umano una “vita” che ha l'apparenza di essere veramente “vissuta”.

Sovente, in una simile dimensione illusoria, si giunge al punto di non poter più distinguere tra ciò che è vero e quello che è falso. E l’equivoco non si estenderà solamente alla realtà esterna, ma anche all’essere umano in quanto tale in rapporto alla propria essenza. La chiacchiera anticipativa ed il presentimento curioso, saranno considerati come degli autentici avvenimenti mentre, la reale creazione e l’azione, come delle circostanze secondarie ed insignificanti.

In questo continuo auto-inganno, l'essere umano si troverà sempre presente dove il rumore della chiacchiera e gli indiscreti imbrogli della curiosità intrattegono l’animazione, là dove ogni giorno tutto e, in fondo, niente succede. Tale placida maniera di tutto “comprendere” e di paragonare, che livella tutto ed ognuno, trascinerà verso l’alienazione, nascondendo il proprio ed inalienabile saper-essere.

Ciò nonostante e di nuovo, questa alienazione non strapperà mai l’essere-là definitivamente a sé stesso; anzi, al contrario, lo indurrà verso un’esistenza in cui sembrerà prevalere la più estrema concentrazione “introspettiva”. Permettendo cosí, all'essere umano, di dedicarsi a tutte le varie possibilità interpretative che gli vengono continuamente offerte, e spingendolo verso un’inautenticità che, in definitiva, sarà il suo modo di essere.

Nel proprio movimento, la tentatrice e accalmante alienazione condurrà l'individuo a rendersi prigioniero di sé stesso, cadendo nella nullità dell’inautentica quotidianeità; mentre la spiegazione pubblicamente stabilita gli nasconderà la propria decadenza, presentandogliela persino come un “progresso” nella vita reale. Concludendo, si può affermare che l’assorbimento dell'essere umano, da parte del mondo delle minute preoccupazioni e delle spiegazioni pubblicamente costituite, si riduce nel tentativo di fuggire dinnanzi alle proprie ed autentiche possibilità e speranze.

Gli stati d’alienazione

d - Il senso e le finalità dell’essere umano

Fortunatamente, la fragilità dell'essere umano può costituire la propria forza, specialmente quando il nostro animo viene all'improvviso sbalordito da un sentimento, da un evento, da un lutto e scopriamo in modo autentico il mondo e, dovendo dare un'immediata e sincera risposta, esprimiamo il nostro ed autentico essere. Tale scoperta e la conseguente manifestazione non potranno realizzarsi se non attraverso l’eliminazione e la distruzione dell’occultazione e della dissimulazione che ci rendevano come chiusi in noi stessi. Infatti, non riusciremo ad esprimerci se, allo stesso tempo, non capiremo chi siamo nella trasparenza e nella disponibilità del nostro essere nel mondo e con gli altri, in quanto momenti constitutivi della nostra esistenza. In definitiva, la finalità nella quale si inscrive il nostro essere è data dall’insieme finalizzato d’appartenenza.

Sarà per questi motivi che l’essere umano, nella sua essenza, dovrà espressamente appropriarsi di se stesso, contro l’apparenza e l’ambiguità. “...Quando, conducendo Parmenide, la dea della verità pose costui nel bivio tra due strade, quella della scoperta e quella della dissimulazione, si intenderà con ciò che l’essere umano è sempre già nella verità e nella non verità. Il cammino della scoperta non si conquisterà che nella distinzione comprensiva tra l’una e l’altra strada e nella scelta della prima. ...” (1). Infatti, nello stesso momento in cui si cercherà il proprio essere per realizzarlo e si constaterà la propria inconsistenza, poichè sovente avremo a che fare con un vuoto fantasma, non ci si dovrà demoralizzare: poiché sarà cercandolo che si creerà il proprio ed autentico essere e che la vita avrà un senso.

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