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    a - Accumulazione, ostentazione e donne    

3.1 - L’accumulazione materiale e l’investimento
a - Accumulazione, ostentazione e donne

La teoria economica è, in generale, concorde nell’individuare l’obiettivo dell’accumulazione nella formazione del capitale e nel suo successivo utilizzo produttivo. Si tratterà, quindi, di un capitale non inerte, ma bensí costantemente alla ricerca di un investimento fruttifero. D’altro canto, tale concezione appare talmente assimilata dal pensiero e dalla prassi contemporanea da rendere inconcepibile un capitale che non cerchi di produrre dei frutti, meglio conosciuti sotto il nome di “interessi” o di “dividendi” oppure di “utili”.

Tuttavia, nella realtà si osserverà come, dietro i fenomeni di accumulazione, si nascondano ancor oggi motivazioni e finalità di tutt’altro genere, normalmente ben lontane da qualsivoglia razionalità economica. Sarà il caso, per l’appunto, di tutte quelle forme ostentatorie di impiego del capitale, da cui le stesse organizzazioni economiche contemporanee non sembrano certo immuni. E, mentre i grandi grattacieli delle imprese multinazionali e certe faraoniche opere pubbliche ne possono costituire dei chiari esempi a livello collettivo, su di un piano individuale si ricorderanno le mille occasioni offerte dalla moda per mettere in bella mostra il proprio status a caro prezzo. Quindi, l’utilizzo del capitale per fini non produttivi, lungi dall’essere un fenomeno appartenente al passato, appare ancora ben radicato nel comportamento economico odierno.

Soffermando, inizialmente, l’attenzione sull’ostentazione, si rileverà come questa abbia essenzialmente la funzione di assicurare la pubblicità degli status sociali, stornando cosí una parte della produzione per dei fini apparentemente improduttivi. Pur sottolineando che l’utilità di tali fenomeni potrebbe esprimersi ad altri livelli. L’ostentazione, in generale, si manifesterà nel corso di cerimonie che, raggruppando numerosi partecipanti, garantiranno la massima pubblicità degli atti legati alla rivendicazione di status. I beni che intervengono in queste cerimonie avranno, perciò, un carattere ostentatorio legato alla loro funzione, mentre la loro natura varierà secondo le società e l’inerente strutturazione interna; anche se, normalmente, si tratterà degli oggetti piú apprezzati socialmente.

All’accumulazione legata a funzioni di pubblicità dello status, in generale si tende a collegare un altro genere di accumulazione e di utilizzo, rivolto a regolare i rapporti matrimoniali. Al riguardo, Meillassoux, sottolinea che “... Il grado di accumulazione dei beni matrimoniali è stabilito (...) attraverso la differenziazione gerarchica del gruppo, in questo caso soprattutto dalla necessità di renderli inaccessibili agli individui socialmente inadatti a contrarre i matrimoni. ...” (1) Ricordando, inoltre, che mentre i beni ostentativi circolano al livello del potere di cui sono rappresentativi, i beni matrimoniali circoleranno entro il gruppo dei capi famiglia.

A livello esemplificativo, si presenterà un caso osservato nelle società dell’Africa sudanese, organizzate in caste. (2) In tali società, i “griot” costituiscono una casta particolare di individui dediti alla musica e alla genealogia, che pur essendo improduttivi ricevono delle grandi quantità di regali, permettendo cosí la formazione di ricchezze considerevoli. Anche se, ai “griot” permarranno proibiti i matrimoni con le famiglie aristocratiche, non potendo cosí entrare all’interno delle famiglie che detengono il potere. In tal modo, i regali che ricevono sfuggono alle leggi che prevalgono in società similari: cioè, i beni di prestigio in loro possesso perdono il loro valore sociale e cessano di essere rappresentativi dello status di cui sono le insegne all’interno del gruppo dominante, oltre ad annullare la loro rappresentatività sul piano matrimoniale.

Nonostante ciò, per mezzo dei regali offerti ai “griot”, sarà il donatore a riaffermare il proprio prestigio ed il proprio rango, divenendo cosí, la fama derivante dal dono di tali beni, ben piú durevole del loro possesso. In tal senso, Meillassoux afferma che : “... In un tale sistema, la competizione sociale tra individui di status equivalente si manifesta con la generosità dimostrata nei confronti dei “griot” e, in questo modo, si attua il livellamento delle ricchezze che è la contropartita per la preminenza. ...”(3)

Dopo aver posto in luce un fenomeno di apparente sterilizzazione di beni, con connotazioni molto simili a quello dell’ostentazione pura e semplice, sarà di estremo interesse volgere l’attenzione sul processo d’accumulazione soggiacente all’utilizzazione dei beni in questione. Infatti, sempre per Meillassoux, l’ostentazione sembra supporre “...l’esistenza di un modo di circolazione dei beni che permetta l’accumulazione di alcuni di questi tra le mani di una categoria sociale dominante e privilegiata....”, oltre a necessitare “... una struttura gerarchica lungo la quale si attua questa circolazione di prestazioni. ...”. (4) Anche se, alla luce di altre e consistenti osservazioni (5), il processo di accumulazione di beni appare diffuso un po’ ovunque, tra le società tradizionali, aldilà della presenza o meno delle classi e della gerarchizzazione sociale. Saranno, semmai, le motivazioni e le funzioni insite nell’accumulazione a differenziarsi da quelle di altre società ed, in particolare, dall’attuale. In effetti, la corrente nozione di accumulazione risulta, come si è detto in precedenza, correlata all’investimento rivolto all’incremento della produzione, mentre l’accumulare per ostentare o per contrarre un matrimonio, se pur ammesso, non raccoglie né il plauso né i favori dell’opinione pubblica e delle teorizzazioni dominanti(6). E se, da un lato, sembra prevalere una simile morale “economicista” che condanna l’accumulazione di capitale volta a fini non produttivi, da un altro lato, per mezzo della nota funzione della domanda aggregata (7), la stessa ostentazione (intesa come consumo voluttuario), assolverà ad un’importante funzione propulsiva del livello produttivo generale.

Al contrario, l’ostentazione e i beni matrimoniali, nelle società tradizionali, appaiono godere di una considerazione particolare: infatti, stornando i beni eccedentari dal consumo e dalla produzione, tali fenomeni impediscono all’accumulazione di evolvere in modo incontrollato. Mantenendo e salvaguardando, cosí, la dimensione egualitaria e coesiva della comunità. Inoltre, gran parte di questi beni, proprio per il loro carattere ostentatorio, in differenti modi domandano di essere condivisi dall’intera società, contribuendo cosí alla costituzione del suo intorno materiale. In quanto, grazie proprio all’ostentazione, diverranno un bene a carattere sociale. Basti ricordare, ad esempio, le magnifiche opere d’arte (cattedrali, monumenti, ville, chiese, etc.), create dalle società del passato, per le quali risulta difficile distinguere tra una fruizione individuale ed una collettiva. Al riguardo, Meillassoux afferma: “... Sembra che, all’occorrenza, quando il surplus si materializza sotto forma di beni improduttivi, manifesta meno le differenze di rango se non è perfino utilizzato a ridurle; dato che gli status sono acquisiti in altro modo e rimangono inalterati. Se avviene che il surplus è costituito di beni produttivi esso non rinforza il potere se non nella misura in cui il potere è in grado di investire il surplus a proprio profitto. ...” (8)

Un altro interessante caso concernente l’accumulazione è individuato da Paul Bohannan (9) in Nigeria. I Tiv costituiscono un’etnia del Nord del paese, strutturata su di una forma decentralizzata ed egualitaria, mentre, al suo interno, le relazioni tra i diversi gruppi locali sono, allo stesso tempo, sia antagonistiche che complementarie. Inoltre, la base economica della società è data dall’agricoltura, organizzata su base familiare e con una forte divisione sessuale del lavoro. Esisterà, poi, una sfera di “atti di generosità” che testimonieranno la solidarietà del gruppo, mentre il sistema delle classi d’età e quello della parentela regoleranno il fluire di tali prestazioni, nella loro essenza reciproche. Inoltre, accanto alla suindicata “sfera del dono”, prenderanno corpo diverse “sfere di scambi gerarchizzati” : la sfera inferiore di sussistenza (cibo, utensili di cucina, attrezzature agricole, pollame, capre), la sfera del prestigio (vestiti, barre di rame, bestiame, schiavi) e la sfera delle persone dipendenti (donne, bambini). Ci si troverà, cosí, in presenza di due tipi di scambi: all’interno di una stessa sfera e tra le differenti sfere. Per ciò che concerne la “sfera di sussistenza”, i relativi beni potranno essere scambiati sul mercato, senza bisogno di riferirsi ad un sistema di valori prefissati.(10) Invece, per la “sfera delle persone dipendenti”, l’ideale sarà rappresentato dallo scambio reciproco di sorelle e di cugine. Riguardo agli scambi tra le differenti sfere, invece, solo quello di un bene di una sfera inferiore con dei beni della sfera immediatamente superiore sarà considerato come leale. La retta via della riuscita sociale per un TIV sarà, dunque, nell’acquisizione di beni di prestigio per mezzo dei beni di sussistenza, ottenendo cosí accesso alle donne ed evidenziando, in tal modo, come la produzione non sia unicamente finalizzata al consumo.

Terray (11) considera che, in tale contesto, un’eventuale accumulazione di beni di sussistenza sarà negletta in favore di quella dei beni di prestigio, avente come finalità ultima l’allargamento della famiglia grazie all’acquisizione di donne ed al conseguente accrescimento della produzione (la terra, infatti, non è limitata !). Da un altro punto di vista, invece, le donne sembrerebbero quasi costituire un mezzo per l’acquisizione delle preziose barre di rame, divenute il nevrotico obiettivo dell’accumulazione. Anche se, l’individuare la finalità dell’accumulazione nelle donne sembra corrispondere ben piú a tali comunità societali, oltre ad apparire in armonia con tutta una serie di fantasmi e miti ancestrali. (12)

In definitiva, quest’ultimo esempio, chiarisce ulteriormente come, nelle società tradizionali, l’accumulazione sia innanzitutto uno strumento sociale che, pur modificando profondamente l’intorno materiale e immateriale delle popolazioni coinvolte, esclude generalmente una qualsivoglia funzione legata alla produzione. Permane, semmai, il rammarico di constatare che, spesso, certi indirizzi dell’antropologia sembrano divenire partecipi di una visione etnocentrica delle società tradizionali, cercando classi sociali ed obiettivi materialistici dove non esistono. (13)


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