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    b - Il Potlatch    

b - Il Potlatch

Ancor oggi, soprattutto all’interno delle comunità di piccole dimensioni, si potrà osservare un fenomeno economico di particolare interesse che assume variegate forme. In numerosi villaggi dell’Europa del sud, per esempio, i benestanti locali investiranno gran parte della propria fortuna nella magnificenza, offrendo (14) feste e donativi, ed atteggiando nel contempo un’assoluta indifferenza rispetto ai beni materiali. In tal modo, oltre a rimarcare la propria superiorità, i vari signori vedranno socialmente legittimate richieste che, immancabilmente, rivolgeranno alla popolazione: aiuto nei lavori agricoli, voto politico, appoggio sociale alle proprie iniziative, etc... Similmente, in genere, tra i giovani ed all’interno dei gruppi marginali, si esprimeranno dei comportamenti analoghi. Con interi piccoli capitali, accumulati chissà come, che vengono comunitariamente dilapidati nello spazio di poche ore, all’occasione di feste o di ricorrenze. O, piú semplicemente, con colossali bevute per celebrare la squadra del cuore o l’ultima conquista femminile. Insomma, tutta una serie di riti accomunati nell’unico scopo di farsi accettare ed amare dagli altri, cementando allo stesso tempo la coesione del gruppo. Infine, ad un altro livello, si ricorderanno alcuni tipi di gestione del personale nelle imprese moderne (15), basate su di una buona dose di magnificenza e generosità da parte della direzione aziendale. Munificenza non certo gratuita, ma bensí volta a raccogliere il consenso collettivo intorno agli obiettivi aziendali e ad accrescere la qualità e l’intensità della produzione.

Quindi, a ben vedere, si tratterà di fenomeni economici tra loro simili e che solo apparentemente possono considerarsi inerenti al consumo. In realtà, la loro funzione sembra essere ben piú relazionabile all’investimento senza, però, voler eludere la preliminare ed indispensabile fase accumulatoria; semmai, si dovrà distinguere tra investimento ed accumulazione materiale e non. Con il seguente caso relativo al Potlatch si cercherà, da un lato, di ritrovare le origini del fenomeno e, dall’altro, di meglio chiarirne la portata sociale.

Il Potlatch è un’istituzione degli Indiani del Nord-Ovest americano (Tlingit, Kwakiult, Tshimshian e Haïda), anche se forme simili sono da ritenersi comuni ad un grande numero di società primitive. (16) In linea generale, il sistema economico di questi indiani risulta essere basato sulla reciprocità : i componenti delle tribú vivono ricevendo il costante aiuto dagli altri nel compimento di numerose attività (caccia, costruzioni, etc.), oltre a poter contare sul dono di numerosi oggetti (coperte, pelli, etc.). Mentre, naturalmente, esisterà un’ obbligo sociale a ricambiare simili attenzioni, anche se non in tempi ravvicinati. Per cui, giungendo, prima o poi, il momento nel quale un individuo avrà contratto una serie considerevole di “debiti”, qual miglior modo di estinguerli se non pubblicamente ed in forma cerimoniale, durante un ricco festino (il potlatch) ?! In merito, Boas afferma : “... Il faut bien comprendre qu’un Indien qui invite tous ses amis et voisins à un grand potlatch, qui, en apparence, gaspille tous les résultats accumulée de longues années de travail, a deux choses en vue que nous ne pouvons reconnaître que sages et dignes de louanges. Son premier objet est de payer ses dettes. Ceci est fait, publiquement, avec beaucoup de cérémonie et en manière d’acte notarié. Son second objet est de placer les fruits de son travail de telle sorte qu’il en tire le plus grand profit pour lui aussi bien que pour ses enfants. Ceux qui reçoivent des présents à cette fête, les reçoivent comme prêts qu’ils utilisent dans leurs présentes entreprises, mais après un intervalle de quelques années, il leur faut les rendre avec intérêts au donateur ou à son héritier. ...” (17)

Pertanto, due nozioni sembrano meglio essere poste in evidenza nel potlatch : quella del credito e del termine, nonché la nozione di onore. Infatti, in un sistema economico della reciprocità, i doni sembrano circolare con la certezza che saranno resi, anche se, normalmente, del tempo sarà necessario a tal fine. La nozione di termine sarà, dunque, logicamente implicita quando si tratterà di rendere una visita, di contrarre un matrimonio, delle alleanze oppure di celebrare una festa. Non meno importante, inoltre, sembra essere il ruolo svolto dall’onore. Il Potlatch, infatti, nel suo aspetto essenziale consiste in un dono a carattere cerimoniale. E, pur esistendo dei casi nei quali gli oggetti sono semplicemente distrutti, spesso si tratterà di ammassare il piú gran numero possibile di oggetti di valore per, successivamente, offrirli in segno di sfida ad un capo rivale. Il beneficiario sarà cosí nell’obbligazione morale di rendere una quantità simile o superiore, pena il disonore ed il rischio di doversi offrire come schiavo al donante. Al riguardo Mauss commenta : “... Nulle part le prestige individuel d’un chef et le prestige de son clan ne sont liés à la dépense, et à l’exactitude à rendre usurairement les dons acceptés, de façon à transformer en obligés ceux qui vous ont obligés. La consommation et la destruction y sont réellement sans bornes. Dans certains potlatch on doit dépenser tout ce que l’on a et ne rien garder. C’est à qui sera le plus riche et aussi le plus follement dépensier. Le principe de l’antagonisme et de la rivalité fonde tout. Le statut politique des individus, dans le confréries et les clans, les rangs de toutes sortes s’obtiennent par la “guerre de propriété” comme par la guerre, ou par la chance, ou par l’héritage, par l’alliance et le mariage. Mais tout est conçu comme si c’était un “lutte de richesse”. ...” (18)

Come si è affermato, in un certo numero di casi, nel potlatch non si tratterà di donare o di rendere, ma bensí di distruggere, senza dare nemmeno l’impressione di attendere qualcosa in cambio. Sarà cosí che delle botti intere di olio di balena saranno bruciate, come pure delle case o delle migliaia di coperte. Si romperanno incluso gli oggetti piú preziosi, con l’intento di umiliare l’avversario. Ed, in tal modo, si avrà la certezza di far progredire se stessi e la propria famiglia lungo la scala sociale. Allo stesso modo, il capo indiano non potrà conservare la propria autorità se non proverà fino a che punto è favorito dagli spiriti e dalla fortuna, possedendo ciò che possede grazie ad essa. Ed il modo piú convincente sarà, per l’appunto, quello di dissolverla distribuendola o distruggendola. Per inciso si osserverà che l’accresciuta importanza delle pratiche distruttive, concomitante con l’invasione occidentale, potrebbe avere una particolare connotazione simbolica : cioè, di esorcizzare gli strumenti di dominio piú caratteristici del capitalismo, ovverosia i beni di consumo. Eliminando cosí, e non solo simbolicamente, la causa di disparità crescenti e di alienazione culturale.

Un ulteriore aspetto del potlatch concerne l’obbligo di invitare il maggior numero persone. “... Il faut convier qui peut et veut bien ou vient assister à la fête, au potlatch. L’oubli a des conséquences funestes. ...” (19) Al riguardo si rammenterà che, probabilmente, in un analogo stato di spirito è nato un tema caro al folklore europeo: quello della fata cattiva non invitata ad un battesimo o ad un matrimonio. Ed infine, per fare un potlatch normalmente occorrerà indebitarsi, dando origine a tutto un sistema di obblighi reciproci. In tal direzione, alcuni antropologhi (20), ritengono di individuare una stretta correlazione con l’aspetto motivazionale soggiacente all’investimento, giacché, per mezzo del Potlatch, non solo si rimborserà un debito, ma si impiegheranno i propri beni in modo profittevole. Al riguardo, si rammenti come il beneficiario dovrà rendere con usura e come i tassi applicabili ad un potlatch siano di un ordine che varia dal 30% al 100% annuo.

Sempre in una simile ottica, Ruth Benedict (21), analizzando il potlatch degli indiani Kwakiutl, sostiene la presenza di uno scambio monetario con tutte le relative sequenze: credito, interesse e capitale; con l’unica differenza che anche i nomi, l’onore, i miti, i canti e le danze faranno parte della ricchezza ed entreranno negli scambi. Proseguendo nell’analogia, l’antropologa ritiene che il capitalismo funzioni in un modo similare; nonostante che le danze, i canti ed i miti siano stati soppiantati dalle lettere di credito, dai contratti di lavoro, dalle buste paga e che le distruzioni cerimoniali di ricchezza siano state sostituite dalle guerre e dalle crisi economiche.

E’ interessante rilevare come l’arrivo degli europei, sul finire del XIX° secolo, produsse una diffusione senza precedenti del potlatch. In effetti, l’introduzione della moneta permise alle popolazioni indiane di acquisire una crescente quantità di beni da introdurre nelle loro cerimonie. Kilani afferma che : “... A partir de la fin du XIX.e siècle, on vit les participants au potlatch brûler ostentatoirement, lors d’une seule occasion, des centaines voire des milliers de couvertures, des dizaines de pirogues, et d’autres quantités importantes des biens de valeur. Cette situation (...) faillit le faire disparaître complètement des sociétés qui le pratiquaient, et ce d’autant plus que les autorités administratives, scandalisées par de tels excès, allaient profiter de ces dérapages pour renforcer leur intervention...”.(22) Nonostante ciò, il potlatch dimostrò di essere talmente adattabile alle circostanze da ritrovare delle dimensioni meno spettacolari, sopravvivendo cosí a decenni di proibizioni. Ed ancor oggi, il potlatch, continua ad essere una praticata comune tra gli indiani della costa nord-occidentale, espressione privilegiata di un’identità etnica all’interno di un intorno sociale ed economico spesso ostile.(23)

Il fenomeno del potlatch, nel suo aspetto economico, svolge a pieno titolo la funzione di accumulazione e di investimento, in una forma forse piú raffinata di quella espressa dall’attuale società occidentale. Difatti, nella pratica del potlatch non dovranno mai intervenire tutte quelle norme e strutture giuridiche coercitive tipiche della civiltà odierna e l’affidamento reciproco potrà continuare ad essere generale. Saranno le finalità, invece, ad essere sostanzialmente distinte : in effetti, l’accumulazione ed il correlato investimento impliciti nel potlatch serviranno da strumento per mantenere la solidarietà e la coesione all’interno della comunità, divenendo in tal modo secondario l’obiettivo economico. Con il potlatch, l’individuo creerà una fitta rete di obblighi reciproci che, meglio di ogni altra struttura, garantiranno l’avvenire materiale suo e quello della propria famiglia. In tal senso la percezione stessa dell’intorno materiale si troverà modificata da un’accresciuta sicurezza nel futuro. Inoltre, non trascurabile appare l’effetto globale sulla produzione, grazie alla considerevole carica motivazionale legata al desiderio ed alla necessità di accumulare i beni necessari per un proprio potlatch.

Infine, unitamente alle osservazioni emerse nel paragrafo precedente riguardo all’ostentazione, l’esame di quest’ultimo caso permette, anche, di evidenziare come, nelle società tradizionali, la distinzione tra l’accumulazione materiale e quella immateriale sia ancor meno netta che al presente e come, in generale, sia privilegiata quest’ultima. In queste società, in effetti, saranno soprattutto gli obblighi sociali, i diritti ed i doveri nei confronti degli altri membri della comunità ad accumularsi costantemente, mentre, in generale, i beni materiali accumulati, ne rappresenteranno solamente la manifestazione tangibile.


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