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    c - Avec justice, poids et mesure    

c - Avec justice, poids et mesure

Avvicinandosi ai mercati rionali o passeggiando tra i banchi delle fiere, è ancora consueto udire nomi di misure ormai scomparse, come “libra bat, libra erdi” (44), “biolca” (45) oppure veder utilizzato un intero sistema di computo basato su di un’unità minima equivalente al cinque del sistema decimale. (46)

Le popolazioni di numerose aree geografiche continuano ad usare i nomi delle tradizionali unità di peso e di misura, pur attribuendo loro, sovente, dei valori attuali. Tale consuetudine appare particolarmente tenace se si considerano i quasi due secoli trascorsi dall’unificazione delle misure sotto l’egida del sistema metrico decimale. Una simile resistenza potrebbe trovare una ragione d’essere nel fatto che le misure tradizionali non presentano il carattere astratto e neutrale di quelle contemporanee, ma bensí rimandano a simbologie e valori profondamente ancorati alla cultura di una data società.

La conoscenza dei pesi e delle misure sembra essere sempre stato uno dei principali criteri di civilizzazione, anche se ormai appare assodato che la loro invenzione e diffusione non è dovuta all’uomo occidentale. Le società tradizionali, infatti, disponevano già da molto tempo di propri sistemi di peso e di misura. Nel secolo XVI°, Pigafetta, descrivendo con ammirazione una popolazione indiana dell’America del sud, affermava: “... Ces sortes de gens vivent avec justice, poids et mesure. ...” (47)

L’attitudine dell’uomo civilizzato contemporaneo nei confronti delle misure testimonia l’eccezionale sviluppo di una forma di pensare quantitativa ed astratta. Con esso, tra tutti i possibili aspetti eterogenei di un oggetto, se ne astrae uno solamente. Le realtà di differente qualità: un passo umano, una strada verso la chiesa, un tessuto, l’altezza di un albero, risultano commensurabili esaminate cosí da un solo punto di vista: quello della loro lunghezza. Inoltre, la divisibilità perfetta ed il carattere cumulativo del sistema metrico permettono di paragonare delle grandezze immense a delle grandezze estremamente piccole.

Sviluppatosi di pari passo con il mercato, il sistema metrico non solamente tradusse le trasformazioni in atto nella mentalità collettiva, ma contribuí apertamente alla sua trasformazione. La mentalità corrente nelle società tradizionali coglieva gli oggetti in maniera sintetica e qualitativa, afferrando congiuntamente tutti gli aspetti che costituivano la loro qualità. Tra una stoffa, un tavolo, una strada ed un fiume, in questo senso, non esisteva niente in comune. Le cose erano radicalmente differenti l’una dall’altra ed ognuna doveva essere misurata con una specifica misura.(48)

Con l’estendersi a livello nazionale del sistema di mercato, l’imposizione da parte degli stati del sistema metrico assunse un carattere simbolico, tendente a significare i cambiamenti avvenuti e quelli attesi. Nel linguaggio enfatico della rivoluzione francese si trattava di creare una misura per tutti i popoli e in ogni tempo.
Ed, allo stesso tempo che la merce, la misura dovette alienarsi. Il prodotto artigianale, fatto a mano secondo i desideri del cliente, reca il segno di entrambi: ogni artigiano ha il proprio stile ed ogni acquirente le sue esigenze. In breve, ogni prodotto artigianale, oltre ad essere unico ed insostituibile, avrà una propria misura. Una misura che potrà essere buona per gli uni e cattiva per gli altri, ma comunque una misura le cui dimensioni concrete sono determinate ogni volta da dei diretti rapporti umani. Al contrario, le dimensioni dei prodotti industriali devono essere astratte, nello stesso modo del loro valore. La misura diverrà, cosí, impersonale e moralmente neutra, cessando di avere un’esistenza umana.(49)

Tutti i sistemi di misurazione anteriori a quello metrico erano fondati su delle misure significative. Tra tutte le caratteristiche di un terreno, le dimensioni geometriche avevano un’importanza irrisoria rispetto agli aspetti qualitativi. “... Lorsqu’on mesure une qualité ou, plus précisément, des qualité diverses, on doit établir des indices mesurables pour des valeurs non mesurables. Parmi les nombreuses qualité d’un champ, deux sont essentielles à l’homme: la quantité de temps nécessaire à le labourer et la quantité de blé qu’on en retire; mais, comme les récoltes subissaient alors des variations importantes d’une année à l’autre, on prenait pour indice, la quantité moyenne de semence. ...” (50)

A prima vista, ogni società tradizionale sembra dare l’immagine di un caos rispetto alle misure. Ma ciò dipenderà esclusivamente dal radicato etnocentrismo occidentale che taccia di caotica ogni situazione sociale e culturale estranea.(51)
Al contrario, i differenti metodi di misura tradizionali avevano un senso sociale profondo e nessuno spazio era dato all’improvvisazione. La metrologia antica era fondata su di una morale codificata e su dei precisi regolamenti, allo stesso tempo che ogni infrazione era considerata come una grave violazione delle norme socialmente stabilite, urtandosi ad una tenace resistenza.

Per l’uomo contemporaneo, il prezzo esprime una quantità di denaro rapportata ad una quantità di merce. Quando il prezzo di un prodotto varia, si suol dire che sarà la quantità di denaro necessaria per ottenerlo ad aumentare o a diminure. Ciò nonostante, il fatto che le variazioni di mercato s’esprimano attraverso il cambiamento del valore-denaro di una quantità fissata di merce, non rappresenta nessuna necessità sociale. La storia è a conoscenza di altri metodi per concretizzare questo fenomeno. Infatti, nella società feudale la misura non doveva necessariamente restare immutata. Si riteneva che un mercante avesse il diritto di utilizzare misure differenti per l’acquisto e per la vendita, ma non quello di cambiare il prezzo di una merce senza commettere un peccato. Sovente si preservava la stabilità dei prezzi ricorrendo a due misure differenti: una del luogo di produzione e l’altra del luogo di consumo di un bene; il prezzo restava cosí identico, nonostante nel luogo di produzione la misura fosse piú generosa. In tal modo, tale differenza di misura serviva a coprire le spese di trasporto ed il profitto del commerciante.

Ed, ancora Kula “... Dans ce système cohérent et profondément ancré dans la psychologie des sociétés pré-industrielles, la complexité de la situation économique et les différences entre le lieu d’achat et celui de vente, entre la région produisant un surplus alimentaire et la région incapable de pourvoir à ses besoins, entre la vente en gros et la vente au détail, entre le prêteur et l’emprunteur, s’expriment par la diversité des poids et des mesures, ou, autrement dit, par une quantité variable de marchandise qui correspond à un prix constant. Dans la société industrielle, c’est la variation des prix correspondant à une mesure invariable qui traduit les mêmes rapports. ...” (52)

Ma, lungi dall’essere un fenomeno prettamente europeo, uno studio svolto sull’Africa occidentale nell’epoca pre-coloniale, mostra che queste società conoscevano delle misure femminili (“deboli”) utilizzate per vendere e delle misure maschili (“forti”) destinate agli acquisti. Inoltre, le misure erano piú grandi nei villaggi e piú piccole nelle città, la loro differenza servendo, anche qui, a coprire le spese di trasporto ed il profitto del negoziante. (53)

In conclusione, lungi dall’essere un semplice strumento tecnico, la nozione di misura, la maniera di comprenderla e la precisa grandezza della misura sembrano essere una delle categorie fondamentali del pensiero umano. Nel ragionamento delle società pre-industriali, la supremazia della qualità sulla quantità è percepibile sia nelle misure agrarie come nelle altre misurazioni utili. Questa sembra costituire un aspetto primordiale della mentalità tradizionale, che si vedrà persistere per dei secoli interi e che solo con l’industrialismo, lentamente, scomparirà.


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