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    e - Giardini e giardinieri della Nuova Bretagna    

e - Giardini e giardinieri della Nuova Bretagna

In genere, nella vita sociale di una comunità, esistono dei costumi e delle usanze quasi obbligatorie per coloro che vogliono essere accettati pienamente nel suo seno. Le connesse modalità varieranno da paese a paese, da nazione a nazione, ma non per questo cesseranno di rivestire una straordinaria importanza. Molto spesso, l’eventuale successo sociale o, al contrario, l’emarginazione dipenderanno proprio dalla capacità individuale di adattarsi a tali radicate consuetudini. Anche se, naturalmente, la generalizzazione del potere del denaro tende a nascondere ed a corrompere il loro effettivo significato.

A titolo di esempio, si rammenterà come in Italia sia indispensabile vestire con gusto, a qualunque ceto sociale si appartenga. Se non si avranno i mezzi economici sufficienti per acquisire dei capi d’abbigliamento alla moda, ci si potrà sempre arrangiare con i saldi, con i mercati rionali e, soprattutto, con un pizzico di fantasia. Presso i francesi, invece, sembrano molto piú importanti le buone maniere ed un attento uso della lingua. Mentre, in Spagna, si dovrà sottolineare la straordinaria importanza rivestita dalle relazioni sociali, per strada, nei locali pubblici..., ovverosia la disinvoltura nel comportamento e la facilità di parola.

Lontano dalla civiltà occidentale, si individuerà un ulteriore interessante esempio nel seguente seguente caso, ricavato da una recente ricerca di Michel Panoff (66) ed incentrato sulla popolazione Maenge nella Nuova Bretagna.
Il tempo consacrato dai Maenge alle attività produttive si situa in una media di quattro ore diarie, in linea a quanto detto in precedenza riguardo alle altre società tradizionali, ed appare interamente rivolto all’orticultura, con particolare riguardo alla produzione del taro. (67) Naturalmente, le risorse della foresta sono presenti nell’alimentazione diaria, come pure i crostacei ed i frutti di mare, anche se in forma estemporanea. In effetti, l’attività di raccolta dei prodotti della foresta è svolta principalmente dai bambini e dalle ragazze, mentre la pesca, nonostante l’impiego di tecniche altamente elaborate, coinvolge gli adulti per una media di sei volte all’anno. Al riguardo, Panoff osserva: “... D’un homme qui passe beaucoup plus de temps que les autres à la pêche ou au ramassage des crabes dans la mangrove, on dit qu’il néglige ipso facto son jardin et manque de sérieux. On le compare volontiers aux adolescents (taulei), classe d’âge jouissant d’une grande liberté mais dont les actes ne sont pas censés tirer à conséquence ...” (68)

Precisando che l’artigianato come funzione specializzata è irrilevante ed che il commercio è sconosciuto all’interno di queste comunità, si potrà affermare che l’orticultura è, dunque, l’attività produttiva per eccellenza. Essa è suddivisa in compiti maschili, femminili e misti: affidando ai primi le attività che necessitano il piú alto dispendio di energia muscolare in un breve tempo (abbattimento di alberi, costruzione di palizzate, etc.), mentre alle donne competeranno gli sforzi di lunga durata, richiedenti pazienza e minuzia (semina, raccolta, etc.).

Tale dicotomia sembra essere simile a quelle presenti in altre società, anche se in questo caso non corrisponde a due visioni opposte del lavoro di giardinaggio. Questi, non avendo come principale finalità il rendimento, richiederà delle doti comuni ai due sessi. In effetti, l’aspetto produttivistico entra in conto solo inizialmente, nel momento della scelta del terreno e della qualità di taro da mettere a coltivo, giacché, una volta soddisfatte queste esigenze, saranno gli aspetti estetici e di previdenza nella propria attività di giardinaggio a suscitare l’ammirazione dei vicini. “... La beauté du coup d’oeil à l’entrée du jardin, la bonne ordonnance des espaces plantés, la propreté du sol, la bonne odeur qui doit accueillir le visiteur et, enfin, cette subtile harmonie de couleurs que composent les feuillages des différentes variétés de cordyline, de taro et de canne à sucre: tels sont en effet les éléments d’appréciation qui décideront d’une réputation dans l’esprit des villageois. ...” (69)

Gli stessi odori sembrano giocare un ruolo importante nella riuscita di un giardino: un buon odore sarà infatti segno di fertilità, mentre un giardino situato su di un terreno eccessivamente sfruttato sarà caratterizzato da un cattivo odore. Nello stesso modo in cui le streghe lasceranno dietro di loro un puzzo insopportabile ed i malati avranno un odore sgradevole, mentre gli adolescenti rigenerati dai riti di passaggio saranno descritti come ripuliti da ogni sudiciume e profumati.

Quanto detto in precedenza serve a sottolineare come, nella valutazione della riuscita estetica di un giardino, entra in considerazione un complesso solidale di elementi. In tal modo, occorre cogliere la seconda qualità richiesta ai giardinieri ovverosia la previdenza, ritenuta inseparabile dall’aspetto estetico. Infatti, la fertilità di un terreno segnalata da un buon odore, non sarà mai regalata, ma bensí esigerà tutta una serie di operazioni efficacemente coordinate e, dunque, preparate con estrema accuratezza. Tali operazioni avranno, anzitutto, un carattere magico e culturale, poichè l’orticultura dei Maenge non potrebbe ridursi alla messa in opera di una forza lavorativa guidata da un pensiero tecnico e razionale.
Infine, si rileverà come sarà lo scambio di visite durante le grandi feste rituali della fine dell’anno ad assumere la funzione, dinnanzi all’opinione pubblica, di decisivo esame del risultato del proprio senso di responsabilità e di previdenza espresso, per l’appunto, dal proprio giardino.

Avvicinandosi ulteriormente alle motivazioni inerenti al giardinaggio, si osserverà come i Maenge cerchino in tal modo di risolvere una duplice situazione debitoria: da un lato, infatti, si tratterà di far sí che la terra “renda”, nel senso piú letterale del termine, poichè questa dovrà ricompensare lo sforzo (“milali”) (70), esercitato in precedenza su di lei, dagli esseri umani; d’altro lato, non potendo sussistere nessun tipo di raccolta senza l’intervento di certi esseri sovrannaturali (eroi, avi defunti, etc.), gli uomini si troveranno, in questo caso, in una condizione debitoria nei loro confronti.

In tal senso, la raccolta dei taro e di altre piante serve a ricompensare gli essere umani del proprio milali dato alla terra, mentre le offerte di cibo e di moneta di conchiglie fatte ai morti ed agli eroi, li libereranno del debito verso di loro. Insinuando cosí l’idea di un attività produttiva retta da una relazione contrattuale tra diverse parti, all’interno della quale nessuna dovrà essere privilegiata o negletta; e che renderà il giardinaggio un affare sia morale come tecnico ed economico.

E, sempre Panoff, aggiunge: “... En aucune circonstance les activités productives ne sont vécues, et encore moins conçues, comme une lutte des hommes contre la nature en vue de la transformer mais comme un rapport contractuel qui englobe aussi les morts et plusieurs personnages mythiques. Par ailleurs, la communauté villageoise ne comprenant ni oisifs ni dirigeants ou experts intellectuels qui seraient déchargés des tâches productives, l’organisation sociale elle-même ne peut offrir aucun modèle d’opposition travail/non-travail aux théoriciens indigènes. ...” (71)
Come si è detto e in definitiva, nel cuore stesso dell’atto produttivo per eccellenza (il giardinaggio), si situa un’operazione di scambio tra esseri umani e esseri sovrannaturali che guiderà i gesti ed i pensieri dei giardinieri. Non si tratterà, quindi, di trasformare la materia ma bensí di mantenere, attraverso tale scambio, un’unione profonda con i propri morti (sempre vivi) e gli dei (sempre potenti).


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